Marilena Dellavalle ci ha salutati ieri: una notizia che ci ha colti impreparati, lasciando dolore e disorientamento.
Marilena è stata Assistente sociale specialista, Giudice onorario minorile presso il Tribunale per i Minorenni di Torino, impegnata nel campo della formazione e della supervisione.
Professoressa associata dell’Università di Torino, ha insegnato con passione e rigore Principi e fondamenti del servizio sociale e Metodi e tecniche del servizio sociale a partire dal 1990 nel Corso di Laurea in Servizio sociale, del quale è stata prima Vicepresidente e poi Presidente. Ha rappresentato un riferimento fondamentale non solo per generazioni di studentesse e studenti, ma anche per colleghe, colleghi, collaboratrici e collaboratori.
Questo ricordo non ha la pretesa di esaurire in poche righe il suo straordinario contributo allo sviluppo del servizio sociale, come professione e come disciplina, né il suo costante impegno nel processo di accademizzazione del servizio sociale in Italia, né la sua capacità di intessere legami e diventare un riferimento prezioso per molte persone.
Con queste parole desidero però condividere il ricordo di una madre professionale, di una maestra nel senso più profondo ed etimologico del termine: una figura autorevole per sapere, integrità morale e capacità di trasmettere conoscenza, pensiero critico e passione. Una maestra rigorosa ma mai rigida, determinata ma mai ostinata, lungimirante ma mai illusa.
Ricordiamo, in maniera necessariamente non esaustiva, alcune sue opere: Le radici del Servizio sociale in Italia. L’azione delle donne: dalla filantropia politica; Il tirocinio nella formazione al servizio sociale. Un modello di apprendimento dall’esperienza; Il processo di aiuto del servizio sociale. Prospettive metodologiche; Immaginare il futuro. Servizio sociale di comunità e community development in Italia (1946-2017); Le radici del Welfare: la I Conferenza Internazionale di Servizio sociale, Parigi 1928 e il recentissimo Il servizio sociale tra disciplina e professione. Storia, competenze ed etica. A lei dobbiamo non solo studi, libri e ricerche fondamentali, ma anche una visione del servizio sociale come sapere vivo, capace di costruire reti, comunità e memoria: ha saputo unire pensiero critico, profondità storica e attenzione concreta alla pratica professionale.
Non si può tacere il ruolo politico che ha esercitato durante tutta la sua lunga carriera da assistente sociale ‒ prima nei servizi e poi in accademia ‒ attraverso l’attivismo con l’Ass.N.A.S., le manifestazioni di piazza, le mobilitazioni contro norme ingiuste, ma anche attraverso un presidio costante delle competenze del profilo professionale e della disciplina stessa, su fronti diversi.
Siamo grate e grati per il suo instancabile lavoro nel riscoprire, valorizzare e trasmettere la passione per gli “amabili resti” del servizio sociale: carte, documenti e archivi a cui ha saputo restituire valore, rendendoli generatori di conoscenze fondamentali per ricostruire la storia del servizio sociale e rafforzare l’identità della nostra comunità professionale. Un impegno che l’ha vista protagonista anche nelle attività della SOSTOSS, di cui era Vicepresidente.
La sua attività scientifica, il suo impegno nella formazione di generazioni di assistenti sociali e il lavoro costante per la valorizzazione della storia e dell’identità della professione hanno lasciato un segno profondo nella comunità accademica e professionale.
Grazie Marilena per la passione, l’impegno, l’eredità e la traccia preziosa che lasci nel servizio sociale italiano.

